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Brandelli di codici antichi nel più antico registro contabile del Monte di pietà di Bologna (1473-1519)

24/05/2019

Brandelli di codici antichi nel più antico registro contabile del Monte di pietà di Bologna (1473-1519)

Il più antico registro contabile del Monte di pietà di Bologna ha alle spalle oltre cinquecento anni di vita e una storia affascinante da raccontare. Infatti, la sua vicenda compositiva rispecchia in qualche modo le prime perigliose fasi della nascita del Monte di pietà di Bologna, nel 1473, e quelle della sua stabile fondazione, nel 1504. Una vicenda già di per se così singolare, che riserva però altre sorprese come quelle che sono venute alla luce in seguito al restauro del Libro Giornale. Come vedremo le particolari modalità di fabbricazione del registro permettono di fare riemergere alcuni testi inediti e diversi episodi unici della culturale medievale che nulla hanno a che fare con la storia del Monte di pietà di Bologna e nulla hanno a che fare con il contenuto del Libro Giornale (1473-1519). Quei testi erano in gran parte celati, prima del restauro, tra le componenti del codice che formavano la coperta. Stiamo parlando di alcuni bifogli di pergamena e di alcune carte conservate integralmente o a brandelli, che sono giunti sino a noi "ancorati" alla legatura che proteggeva il registro. Le membrane sono realizzate con pelle animale adeguatamente conciata e trattata per accogliere la scrittura e contengono ciò che sopravvive di un antico codice religioso del XII secolo, mentre il resto consiste in incomplete scritture mercantili risalenti ai primi anni del Quattrocento. Le une e le altre hanno potuto resistere al degrado, alla distruzione del tempo poiché perduta la loro originaria funzione ne hanno guadagnata una nuova, certo meno nobile che gli ha permesso, però, di vincere l'oblio cui sembravano destinati. Le pergamene veicolavano un testo adibito al canto religioso, le carte erano servite per ospitare la registrazione di poste che avevano lo scopo di fissare gli affari finanziari di una compagnia di mercanti. Pelli animali e stracci di carta che hanno acquisito una nuova, inedita e inaspettata vita, dopo il restauro: sono diventati materiali di risulta da impiegare in una qualche legatoria bolognese per rafforzare le legature di registri posti in vendita sul mercato locale. La coperta che formava la legatura del più antico Libro Giornale del Monte di pietà di Bologna aveva l'essenziale funzione di proteggere il contenuto, ma essa ci consente di ricomporre due distinti aspetti della cultura materiale dei manoscritta medievale. Ma andiamo con ordine e dedichiamo adeguato spazio ai nostri frammenti pergamenacei, tenendo bene in mente che se il codice liturgico risale a oltre ottocento anni fa, il supporto documentario con cui tali lacerti hanno co-esistito per oltre mezzo millennio, fu allestito tre secoli più tardi, e, ciononostante, ha pur sempre cinquecento anni. Del codice liturgico sopravvivono tre bifogli vergati con una splendida grafia definibile come tardo carolina. Si tratta di una scrittura che nata a seguito della Renovatio promossa da Carlo Magno offrì i suoi frutti più maturi nel Pieno Medioevo, allorché tale riforma grafica carolingia si affermò nella Societas christiana, tra X e XII secolo. Il manoscritto presenta anche una notazione musicale che serviva ai religiosi per intonare i testi a Dio. Il codice esibisce un ricco apparato decorativo da cui emergono alcuni splendidi capolettera di dimensioni maggiori rispetto al corpo delle lettere che compongono il resto del testo. Alcuni dei testi trascritti sono stati identificati da Alessandra Fiori, esperta musicologa del Medioevo. La studiosa suggerisce a proposito del codice che, nel suo stato originario, esso fosse un Antifonario, un libro, cioè, che raccoglieva i canti dell’Ufficio, ossia la Liturgia delle Ore. Si tratta, quindi, di una testimonianza di canto gregoriano. Un esame appena più approfondito sulle membrane, compiuto precedentemente al loro distacco, ha subito rivelato caratteristiche di notevole interesse, confermate anche dopo il restauro, dal momento che vi sono brani completamente sconosciuti al repertorio liturgico-musicale e altri tramandati esclusivamente da un’altra fonte.

Nei prossimi appuntamenti questa rubrica dedicata al patrimonio documentario conservato presso l'Archivio Storico della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna proseguirà l'approfondimento di alcuni argomenti che sono emersi in questo prima "passeggiata" tra le carte d'archivio e proporrà all'attenzione dei visitatori del sito della Fondazione nuovi temi di interesse storico-culturale o archivistico.

Alcuni temi proposti in questo primo appuntamento possono essere approfonditi negli allegati dedicati alla Storia del più antico registro del Monte di pietà di Bologna (1473-1519) e ai Frammenti medievali in latino e volgare affiorati durante il restauro del Libro Giornale del Monte di pietà di Bologna.

Per domande e curiosità scrivere all'archivista della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Armando Antonelli, al seguente indirizzo: centromonti@fondazionedelmonte.it.

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